L’odontoiatria conservativa moderna pone l’accento sul concetto di minima invasività per tanto, quando si procede alla rimozione della carie, si preferisce sempre più utilizzare compositi come materiale di restauro. A differenza degli amalgami in argento, utilizzati in passato, i compositi non richiedono una preparazione ritentiva quindi danno la possibilità di operare in maniera meno invasiva.

Da cosa sono costituiti i compositi?

Matrice resinosa: Rappresenta la componente chimicamente attiva del composito ed è la fase continua a cui vengono aggiunti gli altri elementi. La maggior parte dei compositi si basano sulla bis-GMA, brevettata nel 1962, che si forma dalla reazione di Bisfenolo-A con due molecole di glicidil-metacrilato. La formula utilizzata per la composizione di questo materiale influisce sulle proprietà del composito nel complesso.

Riempitivo inorganico: Solitamente formato da particelle di vetro, ossido di zirconio o di alluminio, viene aggiunto alla matrice per migliorarne le proprietà fisiche. Più è grande la quantità di riempitivo inorganico, migliori sono le qualità fisiche del composito ma bisogna stare attenti in quanto, superato un certo limite, il composito diviene clinicamente inutilizzabile.

Silano: Il silano è un agente accoppiante ed ha il compito di unire la matrice resinosa idrofoba ed il riempitivo inorganico che al contrario è idrofilo. La molecola solitamente utilizzata è quella del metacrilossipropiltrimetossilossano.

Attivatore: L’attivatore è un componente chimico che ha la funzione di fare iniziare la polimerizzazione necessaria alla matrice resinosa. L’attivazione può cominciare tramite delle sostanze chimiche o tramite l’esposizione alla luce di una determinata lunghezza d’onda.